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LA LEGGENDA DI RE ALARICO

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La Leggenda di Re Alarico

LA LEGGENDA DI RE ALARICO

Ricca di storia e dal fascino misterioso, vi raccontiamo la leggenda di Re Alarico

La leggenda di Re Alarico, re dei Visigoti, anima i racconti popolari di Cosenza da almeno 1600 anni. Si narra, infatti, che fu seppellito proprio alla confluenza dei fiumi che solcano la città, il Crati e il Busento. Nel 410 d.C. era di ritorno dall’assedio di Roma con un enorme bottino: dalla città Caput mundi trafugò infatti tesori di ogni tipo, dalla Menorah di Mosè sino agli ori dell’imperatore Tito. Secondo la tradizione letteraria dei Goti, queste ricchezze sarebbero sepolte assieme al loro re e ai suoi cavalli in un luogo inaccessibile: il letto del fiume Busento di Cosenza, dove il barbaro morì improvvisamente mentre si dirigeva in Africa.

Il Piano Strategico

L’ambiziosa idea era invadere con una corposa flotta dapprima la Sicilia e poi le coste settentrionali dell’Africa. Affrontando il viaggio verso sud, si imbatté nelle tribù dei Bruzi che avevano eretto la loro capitale in una città che chiamarono Consentia (l’attuale Cosenza). La decisione degli abitanti del posto fu di non opporre resistenza al passaggio e di aprire le porte. L’errore fu enorme, tanto che i barbari, vedendo che la gente di Conséntia si mostrava ospitale, irruppero nella città, uccidendo uomini e donne a fil di spada. Poi saccheggiarono casa per casa lasciando macerie.

Un Segreto Immortale

Alarico non fece però i conti con la malaria che, allo stesso modo dei suoi violenti guerrieri, irruppe nella città che aveva appena raso al suolo. Non risparmiò neppure il crudele condottiero che lasciò incompiuta la sua opera di rovesciamento dell’Impero. Leggenda vuole che, per scavare la tomba, il fiume venne temporaneamente deviato e che tutti gli schiavi coinvolti nei lavori vennero uccisi per impedirgli di rivelare il luogo preciso del bottino. Un mistero che continua ad affascinare e che probabilmente rimarrà tale per sempre.

Fonte d’ispirazione

La leggenda di Alarico ispirò l’opera di August Graf von Platen “Das Grab im Busento” con una rappresentazione romantica della morte e della sepoltura del Re. La poesia fu poi tradotta in italiano da Giosuè Carducci con il titolo “La tomba del Busento”. Nella ‘700 monsignor Capecelatro finanziò una campagna di ricerche alla confluenza dei fiumi per rinvenire l’immenso tesoro. Addirittura anche i Nazisti con Himmler si misero sulle tracce del bottino scendendo in Calabria senza rinvenire niente. Di recente, invece, con la bonifica del fiume partirono delle ricerche con droni, georadar, telerilevamento e prospezioni geofisiche. L’obiettivo era individuare il corretto sito archeologico. Nel 2016, però, arrivò dal governo il no agli scavi per mancanza di prove.

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