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Il Castello Svevo di Rocca Imperiale

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Il Castello Svevo di Rocca Imperiale

Il Castello Svevo di Rocca Imperiale ha accompagnato il Sud in quasi ottocento anni di storia.
Ambitissimo e puntellato col tempo fino all’unità di Italia, alla fine dell’800 venne invece abbandonato all’incuria. Fu merito della famiglia Cappa, che lo acquistò nel 1903, se è giunto ai giorni nostri in buone condizioni. Gli eredi abitarono all’interno delle mura fino al 1989 quando poi decisero di donarlo alla comunità. Sorge sulla sommità della collina dove insiste il borgo e si trova a 250 metri dal livello del mare. La sua storia inizia con Federico II di Svevia nel XIII secolo che ne ordinò la realizzazione a seguito dell’editto di Capua. Firmandolo, impose la costruzione o la ristrutturazione di ben 200 castelli a scopo difensivo in tutto il Meridione. Venne edificato in un luogo altamente strategico sia in ambito militare e che per le vie comunicazione. Se da un lato sorvegliava la vecchia via Appia-Traiana, che da Reggio Calabria costeggiava lo Ionio fino a congiungersi a Brindisi con l’Appia antica, dall’altra controllava i movimenti navali dell’intero Golfo di Taranto. Fu in quel periodo che si sviluppò l’adiacente nucleo urbano grazie agli insediamenti provenienti dalle vicine cittadine. Nel 1271 Carlo I d’Angiò, che soggiornò nel castello per diversi mesi, affidò quindi il forte ai Cavalieri dell’Ordine Gerosolimitano. Nel XV secolo, invece, Alfonso II d’Aragona duca di Calabria non si limitò solo a rafforzare la rocca con l’aggiunta di mura di cinta e torri merlate, ma la ampliò in modo da coprire in molte parti il vecchio monumento svevo. I saraceni nel 1664 attaccarono in forze, con 4mila unità, la fortezza. Una strenua resistenza impedì la caduta, ma non la devastazione e il saccheggio di Rocca Imperiale che, tra le altre cose, perse l’antica chiesa duecentesca sita nel centro storico. Oggi ne resta solo il bel campanile romanico con bifore e cornici. Nel 1717 i duchi Crivell trasformarono la fortezza in una piccola reggia. Tuttavia, abolito il feudalesimo, si sbarazzarono dei mobili e degli arredi. Nel 1835 il castello divenne proprietà del vescovo Pujia di Tursi che, abbandonata l’idea di insediarvi un seminario, diede il via al periodo di devastazione di cui sopra. Oggi, per i visitatori lo spettacolo è invece maestoso. Varcato l’ingresso si conserva inalterato tutto il suo mistero. Dal terrazzo panoramico, infine, si apre una vista strepitosa sull’abitato di Rocca Imperiale e sul golfo di Taranto.

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