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I Borghi dell’alto Ionio Cosentino

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I Borghi dell’alto Ionio Cosentino

ROCCA IMPERIALE

Il tour nell’alto Ionio cosentino parte da Rocca Imperiale, un borgo ricco di storia che presenta, ad una manciata di chilometri del centro storico, una spiaggia molto estesa che alterna sabbia a scogli. Il paesaggio naturale e invitante e un tuffo, specialmente nel pieno dell’estate, è quasi fisiologico. Il nome è legato alla presenza del castello svevo che domina il paese. Gli operai che lo costruirono erano soventi chiamare il nucleo abitativo “Ri-carcari” per la presenza delle fornaci (“carcari” in dialetto) dove si apprestavano la calce e i mattoni prima di iniziare la costruzione della fortezza. Il nome attuale saltò fuori dopo che la rocca fu completata. La svolta avvenne nel 1239 con Federico II che scelse di popolare il luogo inviandovi una colonia. L’età medioevale fu abbastanza travagliata. Rocca Imperiale era molto funzionale al presidio della pianura e cambiò di sovente bandiera subendo continui assedi. Ad esempio, i turchi la incendiarono nel 1644. La zona si è sempre distinta per la produzione di limoni che emanano un particolare profumo. Ad agosto c’è il rinomato festival della poesia: i versi vincenti sono riprodotti su una maiolica affissa su una casa del paese. 

ROSETO CAPO SPULICO

Roseto Capo Spulico è certamente la location più accattivante, quella che dal punto di vista fotografico si presta a maggiori click grazie al suo castello normanno a picco sul mare. Tra i più grandi presenti in Calabria, fu edificato per volontà di Federico II nel XIII secolo. Secondo una serie di leggende, si dice offrisse ristoro ai Templari prima della partenza per le crociate in Terra Santa. La spiaggia è lì a due passi e il mare è talmente pulito da essere insignito con una bandiera blu nel 2017. Con un paio di bracciate in acqua si raggiunge lo “scoglio a incudine”. Il borgo si contraddistingue per la produzione di diversi prodotti tipici come le ciliegie, la soppressata, la salsiccia, l’olio extravergine e la “pitta” liscia, un tipo di pane povero a forma di ruota diffuso in passato. Tra le stradine di pietra e i vicoli che caratterizzano il paese, si possono scorgere anche i caratteristici roseti sulla collina. I petali dei fiori nell’800 venivano usati per i materassi dei sibariti. 

AMENDOLARA

La sua “secca”, a circa 12 miglia da Amendolara marina e profonda 20 metri sotto il livello del mare, pare corrisponda all’isola di Ogigia citata da Omero nell’Odissea. Sprofondata secoli fa e chiamata poi Monte Sardo, era quella in cui la Ninfa Calipso tenne prigioniero Ulisse. Le acque, come all’epoca, sono rimaste limpide e cristalline. Il borgo, invece, era abitato già nel neolitico. Lo testimoniano alcuni reperti ritrovati sulla collina su cui sorge Amendolara. Il territorio si estende fino alla fiumara Straface, vale a dire un corso d’acqua temporaneo che si forma solo in presenza di forti piogge. Non esistono sorgenti ad alimentarlo, ma è uno dei fenomeni per il quale vale la pena visitare il paese

TREBISACCE

Di Trebisacce si può dire che inizi a diventare il motore economico dell’intera zona. Di recente ha infatti registrato un forte sviluppo turistico e del commercio, in più vanta diverse aziende agroalimentari specializzate nel settore degli agrumi e dei legumi. Sono molto floride anche alcune attività quali la pesca e l’artigianato. Ne beneficiano di conseguenza i piatti tipici di mare e una serie di produzioni di ceramiche artistiche davvero particolari. Vanta 10mila abitanti dopo aver raddoppiato la popolazione negli ultimi 50 anni e sfoggia la bandiera blu sulle sue spiagge ormai dal 2017. Il lungomare è contraddistinto da un rettilineo di palme, al punto da ricordare da vicino luoghi più rinomati che si affacciano sul Pacifico. Ristoranti e lidi specializzati spingono i turisti e gli abitanti del posto ad affrontare di petto l’estate. Nel centro storico predomina lo stile barocco. Spicca la chiesa di San Nicola Mira, patrono molto in voga specialmente nell’est Europa a testimonianza di come in passato Trebisacce sia stato uno snodo importante con l’Oriente. Il nome, del resto, deriva dal greco Trapezikion, ossia “piccola tavola” e quindi “tavoliere”, riferendosi alle caratteristiche geografiche del territorio. 

VILLAPIANA

Per chi ama l’estate e vuole rilassarsi in spiaggia, il lido di Villapiana è l’ideale. La parte di territorio comunale baciata dallo Ionio è una località balneare circondata da una vasta pineta, il top per famiglie e bambini. La spiaggia è rinomata in tutto il Sud Italia grazie alla splendida sabbia bianca, finissima, che distingue la parte di litorale in questione. Per ciò che concerne il borgo, invece, ai tempi della Magna Grecia la città era nota come Leutermia. Tale nome fu conservato fino al IX secolo, quando venne distrutta dai saraceni contemporaneamente a Blanda e Cirella. Intorno al 1300 fu ricostruita e prese il nome di Casalnuovo che conservò fino al decreto del 4 gennaio 1863. Fu in quell’occasione che assunse l’attuale denominazione. E’ facile imbattersi, nel camminare tra le stradine del paese, nel palazzo dei principi e nelle due torri difensive in discreto stato di conservazione.

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